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18
Ott

Le competenze italiane alla prova dell’OCSE

Il recente rapporto sulle competenze in Italia stilato dall’Ocse ci restituisce un paradosso. Abbiamo pochi laureati, con scarse competenze eppure spesso troppo qualificati rispetto alle attuali esigenze del mercato del lavoro. Un bel guaio, visto che un livello di competenze basso, sommato con una debole domanda di competenze avanzate ci consegna, secondo l’Ocse una produttività stagnante.
I dati sono impietosi. Abbiamo il 10% di laureati in meno rispetto alla media Ocse con una buona fetta di Millennials che si perde per strada: solo il 20% degli italiani tra i 25 e i 34 anni riesce a completare il percorso universitario e quasi un lavoratore su tre ha competenze in eccesso (12%) o sono sovraqualificati (18%).
L’Italia è infatti l’unico Paese del G7 in cui la quota dei lavoratori laureati impiegati in mansioni esecutive e di routine è più alta rispetto a quella di laureati impegnati in ruoli direzionali o alle prese con processi decisionali. Tutto ciò determina quel fenomeno di skills mismatch che si verifica quando le competenze di un lavoratore non sono allineate con quelle richieste per compiere uno specifico lavoro.
E’ evidente il circolo vizioso dal quale non riusciamo a saltar fuori. Una situazione secondo il rapporto Ocse “in cui la scarsa offerta di competenze è accompagnata da una debole domanda da parte delle imprese”, consegnandoci quello che il rapporto definisce low-skills equilibrium. Al quale vanno sommati gli storici squilibri che caratterizzano il nostro Paese: tra nord e sud, giovani e anziani, ma soprattutto tra uomini e donne, con quest’ultime che fanno registrare un tasso di occupazione che non arriva al 50%, penultimo nella media UE.

Forse l’unica vera capacità, riconosciuta agli italiani dal rapporto, è la “rapidità d’apprendimento e il problem solving”, ovvero la nostra proverbiale capacità di arrangiarci e di agire con il minimo sforzo.
Inoltre parole di apprezzamento ci arrivano a proposito del pacchetto di riforme avviate negli ultimi anni: dal Job act e l’avvio delle politiche attive del lavoro con l’istituzione dell’Anpal, alla Buona Scuola con l’alternanza Scuola Lavoro, dal Piano nazionale per l’Industria 4.0 a quello sulla Scuola Digitale.
Si tratta di azioni importanti ma che secondo l’Ocse non sono sufficienti. Ci serve affrontare 10 sfide per le competenze, articolate su quattro pilastri di una strategia sistemica per le competenze: sviluppare competenze rilevanti; attivare l’offerta di competenze; utilizzare le competenze in modo efficace; migliorare le condizioni per un sistema di competenze efficaci.

Il rapporto integrale in inglese “OECD National Skills Strategy Diagnostic Report – Italy” 

La sintesi del rapporto, in italiano “Strategia per le competenze dell’OCSE – Italia”

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